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Samia Nkrumah, una storia esemplare

Segnaliamo da Limes:

La vera novità di queste elezioni è stata però rappresentata dalla discesa nell’agone politico di Samia Nkrumah figlia di Kwame Nkrumah, che dopo lunghi anni passati in esilio tra l’Egitto e l’Italia, dove ha lavorato come giornalista, ha deciso di ritornare in Ghana e presentarsi come candidata parlamentare del CPP (Convention People’s Party), il partito fondato da suo padre, per il collegio elettorale di Jomoro, una delle regioni più povere e isolate del paese, che si trova proprio al confine con la Costa d’Avorio e il cui capoluogo Half Assini è il villaggio dove è cresciuto Kwame Nkrumah.

Samia Nkrumah è riuscita a conquistare il seggio superando nettamente il suo diretto contendente, il forte candidato del NDC Lee Ocran che era stato parlamentare per il Jomoro per due legislature.

L’evento, notevole per la scena politica ghanese, ha fatto gridare a molti che lo spirito di Nkrumah è tornato a “splendere sul Ghana”. L’ex-presidente ha sempre conservato una grande popolarità nel paese, che si è andata via via accentuando negli ultimi anni, e molti vedono con favore e speranza il fatto che sua figlia ora si sia presa la responsabilità di ribadire e rinnovare il messaggio e la visione di suo padre.

Samia Nkrumah ha condotto una campagna elettorale battendo a tappeto tutti i villaggi nella regione del Jomoro, conquistandosi sul campo la fiducia e l’affetto della gente. La loro speranza è che la sua elezione possa contribuire a migliorare le condizioni di vita in un’area che è sprovvista dei minimi servizi di base come l’acqua potabile, l’elettricità, le scuole.

L’elezione di Samia Nkrumah ha sorpreso molti degli osservatori politici ghanesi indipendenti, perché nonostante la forte simbologia che il suo nome ha in Ghana, l’opinione corrente era che la sua mancanza di esperienza alla fine l’avrebbe penalizzata.

Oggi, invece, i due partiti maggiori cercano di contendersi il suo voto, e stringere un’alleanza con il CPP. Per il momento la Nkrumah ha deciso di attestarsi su una posizione di indipendenza da entrambi i partiti e ha dichiarato che in Parlamento voterà secondo coscienza e non secondo schieramenti di parte, tenendo sempre come obiettivo principale della sua azione politica le istanze e le rivendicazioni della gente del suo collegio elettorale, il Jomoro.

Per saperne di più: Limes

ISCOS Marche

Contro la malaria, artemisina coltivata in Africa

Segnaliamo da MISNA

L’Africa orientale è divenuta la terza area nel mondo di coltivazione dell’ “Artemisia annua”, da cui si estratte una sostanza fondamentale per medicinali contro la malaria, dopo la Cina e il Vietnam da cui questa pianta terapeutica proviene. Almeno 4000 piccoli agricoltori in Kenya traggono sostentamento dalla coltivazione arrivata a 4000 ettari nel 2009, secondo i dati di un’azienda privata che compra la materia prima ed ne estrae la sostanza. Introdotta circa 12 anni fa, in Kenya la coltivazione di Artemisia annua ha raggiunto livelli commerciali consistenti dal 2004 ed è in rapida crescita; similmente è accaduto in Uganda e Tanzania. L’artemisia ha il vantaggio di richiedere poche cure, sia in fertilizzanti che pesticidi, e se ne può produrre circa 2 tonnellate di foglie per ettaro. Il prezzo pagato dalle aziende ai coltivatori è tra 430-460 euro la tonnellata, mentre il prezzo dell’artemisina (la sostanza estratta dalla pianta) sul mercato internazionale ha raggiunto cifre oscillanti negli ultimi anni fino a 1300 euro al chilo. Secondo dati ufficiali, ogni anno in Kenya la malaria uccide tra i 16.000 e 20.000 bambini; il governo spende annualmente 18 milioni di euro per acquistare 17 milioni di dosi di Act (sigla del farmaco a base di artemisina il cui uso è raccomandato dall’Organizzazione mondiale della sanità) che sono distribuite gratuitamente attraverso il servizio sanitario pubblico, mentre nelle farmacie private ogni dose costa tra i 4 e 6 euro.

ISCOS Marche

Frontiera Sahara. I campi di detenzione nel deserto libico

Segnaliamo un altro interessantissimo dossier di Fortress Europe: questa volta si parla dei campi di detenzione nel deserto libico per i migranti africani.

“Con noi c’era un bambino di quattro anni con la madre, durante tutto il viaggio mi sono domandato: come si può mandare una madre con un bambino di quattro anni insieme ad altre cento persone stipate come animali in un camion come quelli per la frutta, dove non c’è aria e dove stavamo stretti stretti, senza spazio per muoversi, per 21 ore di viaggio, dove le persone urinavano e defecavano davanti a tutti perché non c’era altra possibilità? Abbiamo viaggiato dalle 16:00 alle 13:00 del giorno dopo. Durante il giorno ogni volta che l’autista faceva una sosta per mangiare noi rimanevamo chiusi dentro il rimorchio sotto il sole. Mancava l’aria e tutti si alzavano in preda al panico perché non si respirava e volevamo scendere. Guardare il bambino ci faceva coraggio.

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ISCOS Marche

Eritrea e povertà su Lavori in corso


Nell’ultima edizione di “Lavori in corso”, la web tv della Cisl Marche, sono presenti due servizi su ISCOS Marche Onlus. Il primo è un’intervista a Fausto Mazzieri, direttore di ISCOS Marche, e il secondo è un servizio sull’Eritrea, con immagini prese dal dvd “Verde Dancalia”.

Clicca qui per vedere l’edizione di Lavori in corso.

ISCOS Marche

Gaza: “Unione Europea si faccia garante di una tregua” - Bonanni

Bonanni Gaza crisi israeliana palestineseRoma 5 gen.- “La Cisl esprime grande preoccupazione per la situazione della popolazione civile a Gaza stretta tra i due fuochi delle milizie di Hamas e dell’esercito israeliano.
La Cisl chiede che si fermi subito la spirale di violenza e che si arrivi ad una tregua per permettere alla diplomazia di riprendere in mano la situazione e riavviare il processo di pace. Come ha ben detto Benedetto XVI la guerra e l’odio non sono la soluzione dei problemi.
Come sempre la guerra rischia di accentuare gli estremismi all’interno dello stesso mondo palestinese, che ricordiamo, in maggioranza non si identifica con Hamas, per il quale, per lo più, vita o martirio sono la stessa cosa. La Cisl condanna con forza l’azione del regime fanatico di Hamas che ha rotto la tregua con i suoi razzi in territorio israeliano e che ha provocato la risposta militare di Israele.
In una situazione internazionale in cui lo stesso ONU sembra paralizzato, la Cisl chiede che l’Unione Europea e l’Italia con un suo ruolo attivo in essa, eserciti una leadership unitaria facendosi garante diretta di una tregua immediata; provvedendo agli aiuti umanitari alla popolazione civile palestinese di Gaza; offrendo una sua forza di interposizione che impedisca il lancio di razzi e garantisca la sicurezza di Israele.
Israele ritirandosi deve riprendere immediatamente il processo di pace il cui sbocco non può che essere il suo diritto alla sicurezza ed il diritto dei palestinesi ad avere il proprio Stato nei territori occupati.
La Cisl darà il suo contributo perchè il sindacato israeliano Histadrut e il sindacato palestinese continuino il rapporto di dialogo e collaborazione che negli ultimi mesi ha dato frutti positivi; la partecipazione diretta del mondo del lavoro israeliano e palestinese, con i propri sindacati alla costruzione di una pace duratura e della convivenza è indispensabile per tutta l’area Mediorientale.”

ISCOS Marche

Aiuti in crisi

Segnaliamo dal sito Lavoce.info un interessante articolo di Paolo Di Rienzo e Iacopo Viciani sul contrazione degli aiuti internazionali.

La crisi finanziaria globale potrebbe avere influenze negative sulle promesse di aumento degli aiuti internazionali e minare gli sforzi globali di lotta della povertà. Il governo italiano, al contrario di altri paesi europei, ha già sostanzialmente ridotto gli stanziamenti per la cooperazione allo sviluppo. Ma se la tendenza si consolidasse a livello mondiale, diventa importante pensare a come sfruttare al meglio le risorse disponibili. Ecco tre possibili proposte, una delle quali particolarmente provocatoria e interessante.
Soltanto poco più di un mese fa, al summit di New York sui Millennium Development Goals, i paesi ricchi hanno sottoscritto impegni per 16 miliardi di dollari aggiuntivi nella lotta alla povertà, di cui 4,5 miliardi per investimenti in educazione e 3 miliardi per combattere la malaria. Nelle ultime settimane, però, parecchie cose sono cambiate, ed è difficile stabilire quali saranno gli effetti della crisi finanziaria globale sui flussi di aiuti allo sviluppo verso i paesi poveri.

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ISCOS Marche

La crisi alimentare e le possibilità di sviluppo

Segnaliamo da MISNA

“I paesi africani importatori netti di prodotti alimentari, ora, sono costretti a riflettere in una prospettiva di lungo termine sul modo meno oneroso per far fronte ai bisogni delle popolazioni”: Baba Dioum, coordinatore della Conferenza dei ministri dell’Agricoltura dell’Africa occidentale e centrale, è convinto che la forte instabilità dei prezzi dei beni di prima necessità possa essere un’occasione. L’idea costituisce il cuore di un’ampia intervista pubblicata dal quotidiano economico ‘Les Afriques’, che titola ‘L’agricoltura africana ora può attrarre gli investimenti privati’. Dioum parte da un’analisi della “debolezza” storica dell’agricoltura africana, segnata dal livello di produttività più basso del mondo e dall’incapacità di “realizzare un tasso di crescita superiore alla crescita demografica”. Oggi come 10 anni fa, sottolinea l’economista, il continente resta “la sola regione del mondo importatrice netta di prodotti alimentari”; in molti paesi, continua Dioum, domina “una piccola agricoltura di sussistenza che non guarda al mercato”, penalizzata sia “dal disimpegno dello stato” che dalla “liberalizzazione economica”. Al di là di fattori congiunturali, come le alluvioni e le siccità che nel 2008 hanno colpito diverse regioni del continente, le difficoltà dell’agricoltura dell’Africa sembrano essere le stesse di anni fa. “Gli obiettivi – sostiene l’economista – non sono cambiati: portare il tasso di crescita dell’agricoltura dal 2 al 4% con lo scopo di ridurre le importazioni alimentari e invertire la tendenza al ribasso delle esportazioni, migliorare la sicurezza alimentare e contrastare in modo deciso la povertà, soprattutto nelle campagne attraverso la creazione di nuove opportunità di lavoro”. Obiettivi difficili da raggiungere, ma che diventano più vicini se i governi e gli organismi panafricani puntano “sull’integrazione dei mercati regionali per sfruttare meglio le complementarità tra i diversi paesi”, ad esempio quelli del Golfo di Guinea e del Sahel. Nonostante le distorsioni dei mercati provocate dai sussidi degli Stati Uniti e dell’Unione Europea ai produttori nazionali, conclude Dioum, l’agricoltura africana può attrarre investimenti privati proprio in conseguenza della crisi alimentare. “La grande sfida per i governi africani – conclude l’economista – è convincere i privati a investire in modo massiccio nel settore agricolo invece di privilegiare importazioni sempre più costose. Le condizioni economiche per un rilancio dell’agricoltura ci sono tutte, anche perché la crisi alimentare, secondo la gran parte degli specialisti, durerà almeno fino al 2017”.

Per approfondire : http://www.lesafriques.com

ISCOS Marche

Manuale normativa cittadini stranieri

Riceviamo e segnaliamo:


Cari amici,
alla pagina
http://www.stranieriinitalia.it/briguglio/immigrazione-e-asilo/2008/novembre/manuale-normativa-3.html

del mio sito troverete la versione del manuale sulla normativa relativa ai cittadini stranieri aggiornata al 31/10/2008.

Piu’ precisamente, questa versione tiene conto anche delle modifiche in relazione a ricongiungimento familiare e procedure per il riconoscimento della protezione internazionale entrate in vigore il 5/11/2008.

Saro’ grato a chi vorra’ segnalarmi omissioni e/o errori.

Cordiali saluti
sergio briguglio

ISCOS Marche

Comunicare lo sviluppo in modi innovativi

Riceviamo da Lorenza Lo Sasso, Information and Project Officer di ISCOS IAL Cisl Bruxelles questo interessante report su un’esemplare iniziativa di sinergia tra cooperazione e comunicazione.

Report sulla conferenza Comunicating development in innovative ways

Bruxelles, 19 novembre 2008. La conferenza, tenutasi presso la sede dell’infopoint di EuropeAid, ha dato l’occasione di presentare i risultati di un progetto realizzato in collaborazione con l’organizzazione AMREF (African Medical and Research Foundation), il quotidiano “Guardian”ed il periodico “Observer” e l’istituto di credito “Barclays”. I partner hanno iniziato insieme un progetto intitolato “Katine”, come la contea a nord est dell’Uganda in cui si è realizzato, a partire dall’ottobre 2007 della durata di tre anni.
La conferenza è stata l’occasione per presentare una modalità di collaborazione tra entità così diverse e quanto, ognuna con le sue specifiche caratteristiche, siano state fondamentali ad implementare e a realizzare il progetto.
Per la presentazione attinente al ruolo dei Media, è intervenuto Jo Confino, capo redattore del settore per lo sviluppo sostenibile del quotidiano “Gardian”. Il giornalista ha raccontato costruzione del sito web http://www.guardian.co.uk/katine come un mezzo molto efficace, più degli articoli scritti, per la raccolta dei fondi e non solo. Internet si è prestato bene come mezzo atto a dare una visione complessiva del lavoro. Quello che il media ha potuto realizzare è stata non solo una sensibilizzazione all’argomento, ma anche una percezione concreta e visibile dei progressi fatti nel corso dei mesi. L’idea di “adottare” un villaggio e mostrare le problematiche di maggiore importanza quali salute, educazione e reperimento di cibo e acqua potabile è stata vincente nel suo obiettivo: dare concretezza e semplicità a temi molto complessi e permettere una visione reale di quello che si conosce ma spesso visto come distante (anche persone che fanno donazioni e acquistano prodotti provenienti da commercio equo e solidale non hanno una proiezione chiara di come può strutturarsi un progetto).
Il quotidiano, insieme al periodico inglese, ha monitorato il lavoro svolto, mostrando come le donazioni “prendevano forma” riuscendo a raggiungere uno degli obiettivi fondamentali che si voleva far nascere da questa collaborazione: dare trasparenza.
La seconda parte dell’incontro si è svolta alla presenza di un rappresentante della “Barclays Bank”, in cui si è discusso soprattutto della sostenibilità del progetto, di quanto la partecipazione dell’istituto di credito sia legata alla volontà di creare dei piani che portino ad interventi duraturi e guardino l’interesse delle comunità locali. Ha presentato la partecipazione della banca come un organismo aggiuntivo con cui relazionarsi e cooperare e dare maggiori opportunità a chi lavora in questo campo.
Infine, Joshua Kyallo, direttore per i progetti in Uganda per l’AMREF, ha innanzitutto illustrato il ruolo dei tre partner che a loro volta hanno svolto il proprio lavoro in collaborazione con le comunità locali della contea africana. Successivamente ha elencato gli obiettivi che il progetto si propone di realizzare: costruire la capacità e rafforzare il funzionamento delle strutture di governo, attraverso azioni sul sistema scolastico, aumentare l’accesso all’acqua potabile, al cibo, rafforzare il ruolo della comunità locale nelle decisioni sulla gestione del loro territorio e migliorare il sistema sanitario.
La presentazione si è conclusa con un elenco di risultati derivati dalla collaborazione sinergica con i media, tra i più importanti, la possibilità di dare una sembianza più umana alla comunità africana e, dall’altro lato, permettere di avere una visione critica dall’esterno di come si svolge il progetto. Così grazie ad internet e a tutti i mezzi che possono affluire al suo interno, quali fotografie, video, percorsi virtuali, fino ai semplici articoli, ottenere un report trasparente del lavoro svolto.
Alla conclusione della presentazione molti si sono chiesti come far sì che ci siano altre collaborazioni sullo stesso genere in futuro, in cui i mezzi di comunicazione vadano ad aiutare la cooperazione allo sviluppo. I tre rappresentanti hanno risposto concordando che alla base di tutto deve riuscire una buona collaborazione con la comunità locale, da considerarsi come elemento essenziale e base per una strategia globale.

ISCOS Marche

Incontro CISL Marche - NCEW Eritrea

la delegazione ISCOS Marche in EritreaSi sta svolgendo in questi giorni una missione di valutazione e conclusione dei progetti di ISCOS Marche in Eritrea.
In particolare ricordiamo gli interventi a sostegno del sindacato eritreo National Confederation of Eritrean Workers (NCEW), come la formazione dei quadri sindacali, l’organizzazione degli uffici legali e di comunicazione, la costruzione della sede di formazione di Massawa.
Questi progetti sono stati realizzati in collaborazione con l’Unione Europea, la Regione Marche, l’ISCOS Nazionale e la CISL Marche.
Mercoledì 19 novembre si è tenuta un incontro ad Asmara con i ministri eritrei del lavoro e del welfare, i sindacalisti e la delegazione italiana composta da Stefano Mastrovincenzo, segretario CISL Marche e presidente ISCOS Marche, Fausto Mazzieri, direttore ISCOS Marche e Alessandro Lucchetti, consulente legale per i diritti dei lavoratori.
Tsegai Mogos, segretario di NCEW, ha sottolineato i positivi risultati raggiunti in questi anni., come le due conferenze internazionali realizzate in Eritrea.
Mastrovincenzo, ribattezzato “Mr. Estifano” dalle agenzie stampa locali, ha ricordato l’esistenza di forti legami fra le due organizzazioni sindacali e promesso un costante impegno per rafforzarle ulteriormente.

Tekeste Baire, presidente di NCEW, ha ringraziato per lo scambio di esperienze e per la promozione della cooperazione bilaterale con la CISL. Ha infine dichiarato che gli sforzi dei lavoratori eritrei per costruire uno sviluppo economico sulla base dell’auto aiuto stanno registrando risultati efficaci.

Fotografia di Shabait.com

ISCOS Marche

Tunisia: la dittatura a sud di Lampedusa

Segnaliamo un approfondito e interessante post di Fortress Europe.

TUNISI – Sindacalisti arrestati e torturati. Manifestanti uccisi dalla polizia. Giornalisti in carcere. E una potente macchina di censura per evitare il dilagare della protesta. Non è una lezione di storia sul fascismo, ma la cronaca degli ultimi dieci mesi in Tunisia. Una cronaca che non lascia dubbi sulla natura del regime di Zine El Abidine Ben Ali – alla guida del paese dal 1987 – e che svela il lato nascosto di un paese visitato ogni anno da milioni di turisti e ogni anno abbandonato da migliaia di emigranti. Per scriverla ho dovuto raggiungere clandestinamente la città di Redeyef, cuore della rivolta, nel sud ovest del Paese, e incontrare i testimoni chiave di quello che i circoli democratici di Tunisi già definiscono come il movimento sociale più importante e duraturo degli ultimi 20 anni in Tunisia. Quando la polizia mi ha scoperto, era già troppo tardi. Da quel giorno sono stato sorvegliato da agenti in borghese, giorno e notte. Il mio telefono è finito sotto intercettazione. Sono stato intimidito. Ma all’aeroporto di Tunisi, perquisendo i miei bagagli non hanno trovato quello che cercavano. Le interviste erano arrivate in Italia prima di me, grazie a un rodato sistema di posta clandestina e a una buona connessione internet.

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ISCOS Marche

I sindacati in Tanzania: alcuni documenti

Trade Union Congress of Tanzania
Pubblichiamo due traduzioni in italiano di documenti del TUCTA, Trade Union Congress of Tanzania. Si tratta di un profilo degli iscritti del 2004, con alcune notizie storiche sul sindacato tanzaniano, e di una sintesi di una proposta di studio del 2008, con ulteriori dati sulla composizione e sulla storia del sindacato.

Profilo iscritti 2004

Proposta di studio 2008

ISCOS Marche

Yunus: “Basta con la corsa ai profitti”

Segnaliamo un articolo da AGI Mondo ONG:

“Il tracollo ha improvvisamente reso instabile tutto il mondo. Ora dovremmo fare in modo che crisi di questo genere non accadano piu’”. Muhammad Yunus, vincitore del Premio Nobel per la Pace nel 2006 per il lancio del microcredito, analizza la crisi dei mercati e invita a mettere fine alla corsa ai profitti. “Nel sistema finanziario - spiega - ci sono enormi buchi e devono essere tappati. E’ evidente che il mercato non e’ in grado di risolvere i problemi da solo: deve rivolgersi ai governi per un’assistenza di emergenza.

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Iscos Marche 2008-10-28 10:47:00

Riceviamo da Carlo Colli, il responsabile del progetto ISCOS Marche in Albania, e pubblichiamo:

Il Movimento MJAFT!, un’organizzazione giovanile Albanese creata nel marzo del 2003, ha protestato…

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Commercio libero in Africa

Ieri tre blocchi commerciali africani hanno deciso di creare una zona di libero commercio che comprende 26 nazioni e di realizzare progetti infrastrutturali ed energetici comuni.
La zona aiuterà l’accesso al mercato all’interno degli enti regionali africani con un prodotto interno lordo stimato a 624 milioni di dollari.
Molte nazione appartengono a gruppi contrapposti.
Yoweri Museveni, presidente dell’Uganda, ha dichiarato che “il più grande nemico per l’Africa, la più grande fonte di debolezza è stata la mancanza di unità e il basso livello dell’integrazione politica ed economica. I mercati più grandi sono uno strumento strategico per liberare le persone dalla povertà”
All’incontro erano presenti i capi di stato che presiedono il Common Market for Eastern and Southern Africa (COMESA), l’East African Community (EAC) e il South African Development Community (SADC).

Gli analisti dichiarano che il continente deve ancora sfruttare pienamente il commercio intra-regionale come via per lo sviluppo.
Il comunicato finale della riunione stabilisce che lo scopo finale sarà la creazione di una singola unione doganale.
Il presidente del Ruanda Paul Kagame ha detto che i blocchi dovranno alleggerire l’impatto dell’integrazione sulle economie più piccole.
I delegati hanno anche dichiarato che unendosi potranno meglio difendere i propri interessi nel negoziare gli Economic Partnership Agreements (EPAs) con l’Unione Europea per sostituire le trattative commerciali preferenziali, che scadono alla fine di quest’anno.
Erastus Mwencha, presidente della Commissione dell’Unione Africana, ha dichiarato che “le negoziazioni sugli accordi commerciali rischiano di indebolire l’Africa e potranno balcanizzare il continente”.
La zona commerciale includerà Angola, Botswana, Burundi, Comoros, Gibuti, la Repubblica Democratica del Congo, Egitto, Eritrea, Etiopia, Kenya, Lesotho, Libia, Madagascar, Malawi, Mauritius, Mozambico, Namibia, Ruanda, Seychelles, Swaziland, Sud Africa, Sudan, Tanzania, Uganda, Zambia e Zimbabwe.

Fonte: Jack Kimball, Reuters

Consultazione tra Ministri del Lavoro e parti sociali ASEM

A Bali, Indonesia, si è tenuta ieri un’inedita consultazione tripartita tra le parti sociali europee ed asiatiche e i Ministri del Lavoro, all’interno del Summit dei sindacati ASEM, che riunisce oltre 40 sindacalisti europei ed asiatici.

I ministri del lavoro di Olanda, India, Slovacchia e Cipro, e i vice ministri di Cina e Giappone, hanno preso parte alla consultazione. Il commissario europeo per l’impiego e gli affari sociali ha fortemente sostenuto il processo di dialogo con i partner in ASEM. La delegazione degli imprenditori si è unita alla richiesta dei sindacati per richiedere riunioni formali e regolari.

ASEM è una piattaforma informale creata 12 anni fa da paesi Europei ed Asiatici come strumento per sviluppare il dialogo e la cooperazione fra le due regioni. Ad oggi è composta dai 27 paesi europei e dalle 10 nazioni ASEAN così come da Cina, India, Giappone, Corea, Mongolia e Pakistan.

Durante la consultazione i lavoratori hanno sottolineato le mancanze nel lavoro dignitoso in molte nazioni. Govindasamy Rajasekeran, presidente di ITUC Asia - Pacifico, ha ricordato l’aumento del lavoro precario in Asia. “Un numero crescente di lavoratori si trova in relazioni lavorative molto instabili. Vengono definiti irregolari, temporanei, atipici o a contratto, ma la realtà è che sono senza adeguate protezioni sociali e legali”, ha dichiarato.

I lavoratori hanno richiesto con forza un approccio alle migrazioni per lavoro basato sui diritti e sulle differenze di genere: “Rifiutiamo gli approcci di sicurezza alle migrazioni e chiediamo ai ministri e alle parti sociali di impegnarsi maggiormente nella gestione dei flussi migratori”, ha detto Bianca Kuehl del DGB, Germania.

Fonte: ITUC

Rilasciata sindacalista arrestata in Turchia nel gennaio scorso

Riceviamo da ISCOS Bruxelles:


Dopo più di otto mesi di carcere è stata rilasciata Meryem Özsö?üt, appartenente al Ses, sindacato turco degli impiegati pubblici del settore salute e servizi sociali. L’arresto è avvenuto in seguito alle dichiarazioni rilasciate durante una conferenza stampa in cui la Özsö?üt denunciava l’uccisione da parte della polizia di uno degli attivisti della sua confederazione. Le accuse che le sono state mosse al momento dell’arresto erano “appartenenza ad un organismo terroristico” e “promotrice di azioni a favore di organizzazioni terroristiche”. Il governo turco non è nuovo a questo tipo di azioni, collegando le organizzazioni sindacali con la propaganda di atti terroristici. Nel maggio scorso si erano avuti scontri con la polizia durante manifestazioni sindacali.

Le proposte ITUC per il forum di Accra: aiuti efficaci?

Riceviamo e pubblichiamo da ISCOS IAL Cisl Bruxelles :

A più di tre anni dalla dichiarazione di Parigi si è tenuto ad Accra, in Ghana, un forum che ha trattato l’efficacia degli aiuti allo sviluppo e valutato i passi avanti fatti in questi anni. Questo forum ha voluto ampliare i punti focali della dichiarazione del 2005. Il forum si propone di velocizzare il processo di aiuto allo sviluppo attraverso l’attuazione di tre punti fondamentali: appropriazione della gestione delle proprie amministrazioni da parte dei paesi in via di sviluppo, maggiore collaborazione e scambio di esperienze tra i vari attori dell’aiuto allo sviluppo, pubblicità e dimostrazione dei risultati delle varie azioni. Maggiori sforzi in questa direzione sono necessari affinché gli aiuti allo sviluppo possano dare dei risultati. I paesi in via di sviluppo devono rinforzare ed imparare a creare loro stessi nuove opportunità. Tramite le collaborazioni tra donatori e PVS si dovrà attuare un rafforzamento di questi paesi su tutti i livelli da quello tematico, a quello settoriale, da quello nazionale fino a quello internazionale.
Altro punto focale è la riduzione della frammentazione degli aiuti: l’efficacia diminuisce nel momento in cui le iniziative si moltiplicano all’eccesso. Migliorando la complementarietà tra gli sforzi dei donatori e seguendo insieme le priorità che i vari paesi hanno e decidendo delle strategie efficaci attraverso una buona divisione delle risorse, con una buona ripartizione dei compiti tra i vari attori sociali. Tutti punti che portano ad un grosso obiettivo comune: migliorare il rapporto sforzi-risultati.
ITUC ha dato voce all’esigenza di mettere al centro di un possibile dialogo duraturo ed efficace il “lavoro dignitoso”. La sua partecipazione come gruppo internazionale di pilotaggio (GIP) ha fatto sì che i sindacati abbiano arricchito il dibattito politico sull’efficacia degli aiuti.
In particolare rigettano i rapporti unilaterali e chiedono ai paesi donatori di lavorare per costruire sindacati e realizzare negoziazioni collettive, punti fondamentali per la costituzione di realtà democratiche. La confederazione sindacale internazionale chiede che i governi abbiano un ruolo cruciale per la promozione dei diritti umani creando un contesto che sviluppi la partecipazione da parte dei cittadini. È fondamentale che governi e paesi donatori effettuino le loro azioni considerando i diritti dell’uomo, l’uguaglianza uomo-donna, la tutela dell’ambiente e le norme internazionali del lavoro. Tutti punti che bisogna utilizzare come principali indicatori dello sviluppo sociale.

Albania: donne manager, in 100 grandi società solo a Tirana

Riportiamo da Rinascita Balcanica:

Tirana - Le donne albanesi crescono da un anno all’altro come manager di successo in importanti settori come confezioni, import-export, costruzioni, moda, agenzie turistiche, studi legali, cliniche mediche, media. Fino ad ieri, questo fenomeno era davvero raro in Albania, ma oggi essere una donna in affari sta diventando qualcosa più che normale, mentre i “businessman” stanno diventando, perchè no, anche un po’ invidiosi. Questo perchè le attività in cui le donne si cimentano sono sempre molto interessanti e di successo tra il pubblico. Secondo gli ultimi dati, solo a Tirana circa 100 grandi società sono gestite da donne, mentre anche in altre città si ha questa tendenza, come Durazzo in cui vi sono 15 società gestite da donne ed altri 10 si trovano a Korça. È evidente che l’attuazione delle politiche femminili sono valide, al pari di quelli maschili.

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Guarda i nostri progetti in Albania

Malawi: sussidi ai contadini meglio degli aiuti internazionali

Segnaliamo una notizia apparsa su MISNA:

In tre anni la produzione di mais è triplicata grazie a un programma di sussidi all’agricoltura, strumento che è stato preferito ai soli aiuti alimentari internazionali: un vero successo per un paese che appena nel 2005 ha sofferto una grave carestia mentre oggi è tornato addirittura ad esportare. La produzione è passata da 1,2 milioni di tonnellate cubiche a 3,4 milioni nel 2007, potendo anche vendere parte delle eccedenze allo Zimbabwe. Rischiando di inimicarsi i ‘donors’ internazionali e vincendo le resistenze del settore privato, il presidente Bingu wa Mutharika ha sostenuto un sistema per l’acquisto di semenze di varietà naturali più produttive e di fertilizzanti attraverso ‘buoni acquisto’ distribuiti ai piccoli contadini. Ad esempio, grazie ai sussidi, hanno potuto comprare due sacchi di 50 chili di fertilizzanti ad un quinto del prezzo di mercato, che è normalmente di 14 dollari. I risultati si sono visti. “Non c’è dubbio che il programma è un successo” ha detto Dimitri Giannakis, presidente dell’associazione dei produttori di fertilizzanti del Malawi, citato dall’agenzia di stampa sudafricana ‘Ips’. “Inizialmente pensavano che i sussidi sarebbero stati devastanti per l’industria dei fertilizzanti e che il governo avrebbe dominato il mercato. Ma lavorando insieme abbiamo trovato una formula che promuove le vendite e assiste il governo allo stesso tempo”. Simili commenti sono giunti anche dall’associazione nazionale dei commercianti di sementi. A livello delle singole famiglie, raddoppiare o quasi triplicare la produzione anche solo per un piccolo appezzamento porta grandi vantaggi. “Ho cibo sufficiente per tutta la famiglia” dice un contadino che ha beneficiato dei sussidi, aprendo persino un piccolo conto di risparmio. “Nel granaio c’è circa una tonnellata di mais. Ho venduto le eccedenze e con il ricavato ho potuto costruire una nuova casa di mattoni più grande”. Il programma di sussidi è stato studiato dai ricercatori del Bunda College of Agriculture, l’università della capitale Lilongwe, i quali avvertono che per far funzionare al meglio questa strategia senza ricadute negative sul lungo termine, va incoraggiato lo sviluppo di un mercato interno che sia in grado di acquistare il prodotto al giusto prezzo, cosicché i contadini stessi non abbiamo più bisogno dei sussidi pubblici per continuare la produzione.

Un samurai contro l’AIDS

Kohei Yamada viene dal Giappone. Per tre anni ha lavorato come cooperante in Malawi, una delle nazioni più povere dell’Africa. Viveva in un villaggio senza acqua corrente ed elettricità. In Malawi oltre il 14% degli adulti è sieropositivo, e in molti hanno paura di fare un test per l’HIV: la paura di essere abbandonati da parenti e amici è troppo forte.

Così Kohei ha deciso di scrivere una canzone per ridurre lo stigma verso i malati di HIV.

La canzone parla di un ragazzo, positivo al test, che dice alla sua ragazza di lasciarlo per trovare un uomo migliore. Ma lei risponde “non dire così, staremo insieme per sempre”.

La canzone è stata scritta per la prima volta in Chichewa, la lingua del Malawi. Kohei non parla chichewa, non è un musicista nè un cantante, ma con l’aiuto di un musicista del Malawi, convinto che uno straniero che canta in lingua locale avrebbe attirato l’attenzione, ha composto questa canzone dal titolo “Ndimakukonda”, ovvero Ti amo.

Il video della canzone passa continuamente sulla televisione locale. Mostra la coppia che si incontra, si innamora e tutti i passi del test per l’HIV. Durante il video appare Kohei in kimono. In teoria doveva rappresentare un samurai che combatte l’AIDS. Molti malawiani non l’hanno capito: “Mi chiedono sempre se sono un maestro di Kung fu o di Karate, cintura nera o cose del genere. E dico sempre si, sono cintura nera. E mi rispettano sul serio, sapete (ride).”
In Malawi ha ottenuto la nomination per il Grammy locale.

Kohei Yamada ha poi pubblicato la canzone in Giappone, e ha dato vita ad un’associazione per raccogliere fondi da destinare alla lotta all’AIDS.

L’anno scorso ha pubblicato la canzone in swahili e quest’anno in tigrino, con la presentazione in Eritrea. Il suo obiettivo è di replicare il successo del Malawi, diffondendo la cultura della prevenzione con la musica.

Zimbabwe: Giornalista licenziato per un’intervista

In un comunicato stampa del 6 agosto ITUC Africa chiede con urgenza al presidente Robert Mugabe di ordinare la riassunzione di otto giornalisti sospesi dalla Zimbabwean Broadcasting Corporation.
Le minacce e le intimidazioni contro i lavoratori della Zimbabwe Broadcasting Holdings (ZBH) da parte della dirigenza e del personale di sicurezza di stato fedele al presidente e al partito di governo ZANU PF sono continue e insistenti.
Un giornalista, Munyaradzi Milimo, è stato sospeso dopo aver intervistato in diretta Philip Chiyangwa, uomo d’affari ed ex-parlamentare dello ZANU.
Il giornalista è stato ufficialmente sospeso per aver invitato un “ospite non autorizzato”. Questa sospensione avviene a due mesi da quella di otto giornalisti accusati di promuovere pubblicamente l’agenda del partito di opposizione MDC su radio e televisione.
ITUC-Africa considera questi atti come i peggiori abusi sui lavoratori, un attacco alla libertà di stampa e la negazione del diritto di espressione, in antitesi alle leggi del lavoro dello Zimbabwe, e chiede con forza a ZBH e al presidente Mugabe di riassumere i giornalisti sospesi.

Fonte: ITUC-Africa

Storico accordo tra sindacati israeliani e palestinesi


Histadrut, il centro sindacale nazionale israeliano, e PGFTU, confederazione palestinese dei sindacati, entrambi affiliati ITUC, hanno raggiunto un accordo storico per proteggere i diritti dei lavoratori palestinesi assunti da imprenditori israeliani e per basare le relazioni future sulle negoziazioni, sul dialogo e su iniziative comuni per far avanzare “fraternità e coesistenza tra i due popoli.” L’accordo attuale prosegue nel solco di un accordo del 1995, che non è stato possibile realizzare pienamente negli anni passati.

Le caratteristiche principali dell’accordo includono il rimborso da parte di Histadrut a PGFTU delle somme spese per motivi legali e sindacali pagate dal 1993 da palestinesi che lavorano per imprenditori israeliani. Il rimborso è basato su una dettagliata analisi annuale delle somme pagate dai lavoratori palestinesi, tenendo conto di fondi già trasferiti a PGFTU. Il PGFTU avrà piena libertà di decidere come impiegare i fondi, in linea con il proprio statuto.
In futuro, almeno il 50% delle quote di rappresentanza pagate dai palestinesi impiegati in Israele sarà trasferito a PGFTU, per permettere ad entrambe le organizzazioni di fornire servizi sindacali, di rappresentanza e legali ai lavoratori.
La realizzazione dell’accordo, negoziato insieme a ITUC, sarà controllata da un comitato composto dalle due organizzazioni.
“Questo accordo è tremendamente significativo, in un momento in cui le autorità politiche di Israele e Palestina e la comunità internazionale non riescono a trovare soluzioni durature all’impasse politica”, ha dichiarato Guy Rider, segretario generale di ITUC.
Il segretario generale di PGFTU Shaher Sae’d ha detto che l’accordo “rimuove un ostacolo fondamentale alla cooperazione futura e al pieno rispetto dei diritti dei lavoratori palestinesi. Il lavoro dignitoso è la base per la giustizia politica ed economica, e noi saremo in grado di dedicare ancora più attenzione nell’affrontare lo sconvolgente stato dell’economia palestinese e giocare un ruolo più completo nella ricerca per la giustizia, l’onestà e i diritti democratici nella costruzione di uno stato palestinese.”
Ofer Eini, responsabile di Histadrut ha dichiarato: “Siamo molto contenti che questo accordo sia stato raggiunto. Ogni lavoratore, sia israeliano, palestinese o di altra origine, deve avere pieno diritto alle protezioni offerte dagli standard internazionali del lavoro. Il risultato del nostro dialogo con PGFTU può solamente essere di aiuto nel raggiungere questo obiettivo, e aiuta a creare le basi per la cooperazione futura tra sindacati israeliani e palestinesi e a progredire nella ricerca condivisa di giustizia, pace e prosperità per tutta la regione.”

Fonte: http://www.ituc-csi.org

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