Iusreporter.it, ricerca giuridica sul Web e diritto delle nuove tecnologie, augura a tutti
Buone vacanze!
Gli aggiornamenti del sito riprenderanno a settembre
www.iusreporter.it
A cura dell’Avv. Giuseppe Briganti
L’articolo e’ disponibile nel blog
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Fonte: newsletter www.garanteprivacy.it n. 326
Social network: dai Garanti UE raccomandazioni per gestori e utenti
Il mondo dei social network non è sottratto alle tutele che la direttiva europea sulla privacy prevede rispetto al trattamento di dati personali. Gestori e utenti di questi…
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Fonte: newsletter www.garanteprivacy.it n. 326
Social network: dai Garanti UE raccomandazioni per gestori e utenti
Il mondo dei social network non è sottratto alle tutele che la direttiva europea sulla privacy prevede rispetto al trattamento di dati personali. Gestori e utenti di questi…
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Iusreporter.it - Documenti
Le banche ed il loro dovere di correttezza e diligenza nei contratti con i clienti
A cura dell’avv. Luigi Foglia
Digital&Law Department Studio Legale Lisi
(www.studiolegalelisi.it)
Con la Sentenza della sezione I della Corte di Cassazione n….
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Iusreporter.it - Documenti
Le banche ed il loro dovere di correttezza e diligenza nei contratti con i clienti
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CORSO DI PERFEZIONAMENTO
IL GIURISTA DI IMPRESA E L’AVVOCATO DELL’IMPRESA
(a) Assistenza e consulenza legale alle imprese da parte degli avvocati
(b) La conoscenza del diritto societario ed aziendale come strumento di corretta gestione dell’impresa da parte degli organi amministrativi e…
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L’ARBITRATO
Corso di formazione
Sesta edizione
__________________________
I FONDAMENTI
PARTE GENERALE
LE TECNICHE
PARTE SPECIALE
30 ottobre 2009 – 26 febbraio 2010
Milano
Palazzo Turati
Via Meravigli, 9/B
Per informazioni e iscrizioni:
Camera Arbitrale di…
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L’ARBITRATO
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I FONDAMENTI
PARTE GENERALE
LE TECNICHE
PARTE SPECIALE
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Milano
Palazzo Turati
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Per informazioni e iscrizioni:
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UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PAVIA
Facoltà di giurisprudenza
XVIII incontro di diritto industriale
Le garanzie
su diritti IP
venerdì - sabato 25 e 26 settembre 2009
Collegio Santa Caterina da Siena
via San Martino 17/a - Pavia
Il convegno è accreditato dall’Ordine degli …
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Segnaliamo da Misna:
Si chiama “nayda” la “movida” marocchina; un nome che in darija, il dialetto arabo parlato nel paese del Maghreb, significa “alzatevi”, “svegliatevi” oppure “c’è qualcosa che si sta muovendo?” Ad ascoltare le parole dei rapper marocchini - dai ‘Fnair’ agli Hoba Hoba Spirit o al pioniere del genere Don Bigg – che evocano a gran voce il loro rifiuto della politica, della corruzione, delle contraddizioni della società e invitano a prendere in mano il proprio destino, sembra che qualcosa si stia ‘muovendo’ in Marocco, dove la scorsa settimana si sono svolti i festeggiamenti per i 10 anni dell’ascesa al trono di re Mohammed VI.
Gli osservatori sottolineano come in questi anni la “nayda” si sia manifestata con uno slancio libertario delle produzioni culturali, dalla musica al cinema, dalla grafica alla moda, a testimonianza di una libertà di linguaggio prima sconosciuta. La lingua utilizzata dagli artisti si propone come una miscela di dialetto locale, di francese e di inglese, uniti a ritmi musicali del patrimonio nazionale (berbero) e internazionale. Secondo i ricercatori dell’Istituto nazionale delle lingue e civiltà orientali (Inalco), la “nayda” ha molte implicazioni: l’accettazione del pluralismo, l’indipendenza intellettuale, il passaggio dallo status di soggetto a quello di cittadino, la riconciliazione con il passato. Gli studiosi spiegano che “il movimento è nato dopo le elezioni legislative del 2002 e gli attentati terroristici di Casablanca (Maggio 2003), in un periodo chiave nella storia recente del paese, durante il quale sono emersi lo stupore e l’esasperazione di tanti giovani decisi a cambiare il loro paese dall’interno”. Sono poi seguite la liberalizzazione della stampa e delle frequenze radio, con le emittenti che dal 2006 hanno cominciato a trasmettere nuove creazioni musicali della “nayda”. Se molti artisti marocchini salutano questa rinascita culturale, altri sottolineano che si tratta di un movimento esclusivamente urbano e temono che sia strumentalizzato sia dalla politica che dal mercato, in termini di propaganda e di immagine.
Se le recenti dinamiche culturali, sociali e politiche hanno portato l’Unione Europea (UE) a riconoscere al Marocco uno statuto speciale di “paese avanzato”, il primo attribuito ad un paese della regione, un rapporto di ‘Reporter senza frontiere’ (Rsf) traccia un bilancio controverso dei 10 anni di regno di Mohammed VI dal punto di vista della libertà di stampa, con molti giornalisti incarcerati e costretti a pagare multe salate; dopo alcuni passi in avanti nei primi anni, che hanno portato a un ‘boom’ di testate ed emittenti, dal 2002 si segnala un irrigidimento nei confronti del mondo della stampa, con leggi severe o addirittura restrittive. Se solo l’un per cento della popolazione compra un giornale, la radio e la televisione sono più accessibili, benché sia ancora il governo ad autorizzare le licenze. L’ultimo protagonista è internet: sono circa sei milioni i marocchini (su una popolazione stimata in 31 milioni) che si collegano al web. L’utente di un noto sito di “social network” straniero è stato condannato a tre anni di carcere – una “prima” mondiale - per aver finto di essere il Principe Moulay Rachid; in seguito a una mobilitazione planetaria del ‘popolo di internet’, è stato liberato dopo 42 giorni e graziato dal re.
Segnaliamo da Misna:
Si chiama “nayda” la “movida” marocchina; un nome che in darija, il dialetto arabo parlato nel paese del Maghreb, significa “alzatevi”, “svegliatevi” oppure “c’è qualcosa che si sta muovendo?” Ad ascoltare le parole dei rapper marocchini - dai ‘Fnair’ agli Hoba Hoba Spirit o al pioniere del genere Don Bigg – che evocano a gran voce il loro rifiuto della politica, della corruzione, delle contraddizioni della società e invitano a prendere in mano il proprio destino, sembra che qualcosa si stia ‘muovendo’ in Marocco, dove la scorsa settimana si sono svolti i festeggiamenti per i 10 anni dell’ascesa al trono di re Mohammed VI.
Gli osservatori sottolineano come in questi anni la “nayda” si sia manifestata con uno slancio libertario delle produzioni culturali, dalla musica al cinema, dalla grafica alla moda, a testimonianza di una libertà di linguaggio prima sconosciuta. La lingua utilizzata dagli artisti si propone come una miscela di dialetto locale, di francese e di inglese, uniti a ritmi musicali del patrimonio nazionale (berbero) e internazionale. Secondo i ricercatori dell’Istituto nazionale delle lingue e civiltà orientali (Inalco), la “nayda” ha molte implicazioni: l’accettazione del pluralismo, l’indipendenza intellettuale, il passaggio dallo status di soggetto a quello di cittadino, la riconciliazione con il passato. Gli studiosi spiegano che “il movimento è nato dopo le elezioni legislative del 2002 e gli attentati terroristici di Casablanca (Maggio 2003), in un periodo chiave nella storia recente del paese, durante il quale sono emersi lo stupore e l’esasperazione di tanti giovani decisi a cambiare il loro paese dall’interno”. Sono poi seguite la liberalizzazione della stampa e delle frequenze radio, con le emittenti che dal 2006 hanno cominciato a trasmettere nuove creazioni musicali della “nayda”. Se molti artisti marocchini salutano questa rinascita culturale, altri sottolineano che si tratta di un movimento esclusivamente urbano e temono che sia strumentalizzato sia dalla politica che dal mercato, in termini di propaganda e di immagine.
Se le recenti dinamiche culturali, sociali e politiche hanno portato l’Unione Europea (UE) a riconoscere al Marocco uno statuto speciale di “paese avanzato”, il primo attribuito ad un paese della regione, un rapporto di ‘Reporter senza frontiere’ (Rsf) traccia un bilancio controverso dei 10 anni di regno di Mohammed VI dal punto di vista della libertà di stampa, con molti giornalisti incarcerati e costretti a pagare multe salate; dopo alcuni passi in avanti nei primi anni, che hanno portato a un ‘boom’ di testate ed emittenti, dal 2002 si segnala un irrigidimento nei confronti del mondo della stampa, con leggi severe o addirittura restrittive. Se solo l’un per cento della popolazione compra un giornale, la radio e la televisione sono più accessibili, benché sia ancora il governo ad autorizzare le licenze. L’ultimo protagonista è internet: sono circa sei milioni i marocchini (su una popolazione stimata in 31 milioni) che si collegano al web. L’utente di un noto sito di “social network” straniero è stato condannato a tre anni di carcere – una “prima” mondiale - per aver finto di essere il Principe Moulay Rachid; in seguito a una mobilitazione planetaria del ‘popolo di internet’, è stato liberato dopo 42 giorni e graziato dal re.
In un bell’articolo su Punto Informatico di questa mattina Andrea e Luigi nel ripercorrere (ce n’era davvero bisogno!) l’interminabile sequenza di interventi normativi che negli ultimi mesi hanno avuto ad oggetto la posta elettronica certificata, affrontano anche una questione che a me pare fondamentale e sulla quale non c’è spazio per ignoranza, incompetenza o interessi [...]
Segnaliamo un interessante articolo da Osservatorio Balcani di Majola Rukaj
La mancata ammissione alla lista bianca di Schengen fa aumentare in Albania la convinzione di essere cittadini di serie B e fa di Bruxelles una meta ancora lontana. Il dibattito in Albania a seguito della recente proposta sui visti della Commissione europea.
L’Albania rimane nella lista nera, e diversamente da quanto previsto, il 1 gennaio del prossimo anno non rappresenterà un momento storico d’avvicinamento del paese balcanico allo spazio Schengen. La notizia ha colto l’attenzione dei media e della politica albanese, tanto da fare passare in secondo piano l’atmosfera tesa post-elettorale mentre lo spoglio, a un mese dalle votazioni, non è ancora stato concluso del tutto.
La mancata promozione dell’Albania nella lista bianca - come avvenuto del resto anche per Kosovo e Bosnia - è stata ampiamente interpretata da politici, politologi e giornalisti albanesi all’insegna della frustrazione e della percezione che nonostante il progresso la situazione dell’Albania pare agli occhi di Bruxelles di gran lunga peggiore rispetto ai suoi vicini balcanici.
continua la lettura su Osservatorio Balcani
La notizia è silenziosamente rimbalzata in Rete nelle ultime ore: la SABAM - la cugina belga della SIAE - è al centro di un’inchiesta nell’ambito della quale l’autorità giudiziaria - all’esito di oltre 3 anni di indagini - le contesta di essere male organizzata, di utilizzare criteri di ripartizione dei diritti incassati poco chiari e [...]
L’International Trade Union Confederation (ITUC), e la Confederazione europea dei sindacati (CES) ha scritto una lettera congiunta al Primo Ministro turco la scorsa settimana per protestare contro le continue molestie, licenziamenti, procedimenti giudiziari arbitrari e arresti di membri e dirigenti della Confederazione dei sindacati dei lavoratori del pubblico impiego (Kesk). Ad oggi 32 persone sono ancora in carcere, senza possibilità di un giusto processo e in violazione delle norme del Consiglio d’Europa.
Il mese prossimo, il 15 agosto, partiranno i negoziati sulle condizioni di lavoro per i lavoratori del settore pubblico in Turchia. Le autorità turche li definiscono “colloqui di consultazione collettiva”, che di per sé è già una violazione della Convenzione 98 dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) sulla contrattazione collettiva. L’ITUC e la CES considerano questi fatti come una strategia per indebolire la posizione negoziale del sindacato, che costituisce una grave violazione della Convenzione OIL n. 87 sulla libertà di associazione.
ITUC aveva già scritto al governo turco in tre occasioni (29 maggio, 15 giugno e 18 giugno) per protestare contro i numerosi arresti di membri e dirigenti del Kesk e di una delle sue principali affiliate, il sindacato degli insegnanti Egitim-Sen. Il 28 maggio, 35 di loro sono stati arrestati, e 22 sono in carcere ancora oggi. Dieci membri e dirigenti erano già in carcere prima. Non c’è stato alcun tipo di risposta a nessuna di queste lettere.
“Ovviamente è del tutto inaccettabile che il sindacato del settore pubblico in Turchia sia preso di mira in vista delle prossime trattative sulle condizioni di lavoro, per mezzo di detenzioni in contrasto con la legislazione turca e le norme internazionali. I cittadini di un paese democratico non possono essere arbitrariamente detenuti senza giusto processo” ha dichiarato Guy Ryder, segretario generale ITUC.
I diritti dei lavoratori possono essere esercitati solo in un clima libero da violenza, minacce di rappresaglie o di qualsiasi tipo contro i loro dirigenti e soci. Il CES ITUC ha pertanto fermamente invitato il governo turco a garantire il rilascio immediato e incondizionato di tutti gli arrestati.
L’ITUC rappresenta 170 milioni di lavoratori in 312 organizzazioni nazionali aderenti da 157 paesi.
http://www.youtube.com/ITUCCSI
Per ulteriori informazioni, si prega di contattare il Dipartimento ITUC Stampa: +32 2 224 0204 o +32 476 621 018
Che ci piaccia o no siamo un pò tutti figli della televisione e siamo, quindi, legati alla comunicazione via video più di quanto non lo si sia a quella scritta.
Innauguro, quindi, oggi un nuovo modo di raccontare le storie che, di settimana in settimana, attrarranno di più la mia curiosità, di discuterne con i lettori [...]
Che ci piaccia o no siamo un pò tutti figli della televisione e siamo, quindi, legati alla comunicazione via video più di quanto non lo si sia a quella scritta.
Innauguro, quindi, oggi un nuovo modo di raccontare le storie che, di settimana in settimana, attrarranno di più la mia curiosità, di discuterne con i lettori [...]
Leggo su Punto informatico di questa mattina un articolo nel quale Alfonso - come sempre attento a fiutare le novità in arrivo - segnala l’ultima frontiera dell’antipirateria: nome in codice PAP.
Il PAP - Proactive Content Poisoning To Prevent Collusive Piracy in P2P File Sharing - è un protocollo che secondo la decsrizione propostane dai suoi [...]
Leggo su Punto informatico di questa mattina un articolo nel quale Alfonso - come sempre attento a fiutare le novità in arrivo - segnala l’ultima frontiera dell’antipirateria: nome in codice PAP.
Il PAP - Proactive Content Poisoning To Prevent Collusive Piracy in P2P File Sharing - è un protocollo che secondo la decsrizione propostane dai suoi [...]
Massimo Mantellini, ieri, su Punto ha rilanciato uno dei temi dei quali più si discute in Rete (e fuori) negli ultimi mesi: un modello di business capace di salvare i giornali dall’estinzione cui appaiono destinati.
Condivido, sostanzialmente, tutto quello che ha scritto Massimo e ritengo come lui che, questa volta, l’ingegnere (De Benedetti) sbaglia e che [...]
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